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ESCHILO E VICINIORI /2004

studio sulla tragedia
...Ecco, versando
sulle mie mani acqua lustrale, invoco
i morti: <<O padre, padre, abbi pietà
di me! Pietà del mio, del tuo Oreste!
Dacci il possesso delle nostre case!
Ora siamo errabondi... ( Le Coèfore, ORESTEA, Primo Episodio)

Un grido che ci viene da lontano, ma talmente nostro da sembrare uscire dalla letteratura contemporanea:
non ci sono più eroi, i padri sono stati uccisi e le terre non hanno più identità. Ma il punto di partenza dell'Officina Manicomics non è stata la tragedia: ad essa siamo arrivati dopo lungo travaglio, per associazioni e collegamenti, iniziando dal rapporto tanto dibattuto dalla letteratura del novecento tra vittima e carnefice.
Lo sforzo di ricerca laboratoriale svolto quest'anno ha avuto il proprio punto focale nella creazione collettiva attuata tramite l'improvvisazione di gruppo su un input di flusso.

La ricerca di ogni improvvis-attore sul proprio personaggio ha fatto sì che ognuno, partendo da un testo fornito dal conduttore all'inizio dell'anno, abbia fatto confluire le proprie energie creative in un bacino comune che, quasi naturalmente, ci ha portati alla riflessione sul seme letterario e cinematografico della tragedia classica e sul dramma contemporaneo.
Per lo studio delle fonti ognuno si è concentrato, infatti, su alcune tra le opere più significative dell'arte classica e di quella contemporanea, tra cui le principali indagate sono: Orestea (Eschilo), Fedra (Seneca), Edipo (Sofocle), Ifigenia in Tauride (Euripide); Nozze di sangue, Ierma (Garcìa Lorca), Cenere alle ceneri (Harold Pinter), Affabulazione, Orgia (Pier Paolo Pasolini); Porcile, Le 120 giornate di Sodoma, Medea, Edipo Re (Pier Paolo Pasolini); Sussurri e grida (I. Bergman), Cotton Club.

Il seme comune su cui ha fruttificato la drammaturgia collettiva è stata la ricerca di un colpevole assoluto, per l'espiazione di innumerevoli capi d'accusa che pesano sulla coscienza dell'uomo moderno: la colpa primigenia di una società che ha perduto i propri padri, la colpa per il sangue sparso da guerre che non abbiamo voluto, ma che guardiamo ignavi affacciati alle nostre televisioni, la colpa di chi si arrende alla logica dittatoriale del consumo, dell'annientamento del valore dell'individuo, complice silenzioso del disfacimento della natura.
Ma ogni colpevole è presto vittima di qualcun altro e abbiamo immaginato che, andando a ritroso, paradossalmente alla fine il cerchio si potrebbe chiudere e divenire ognuno vittima e carnefice di se stesso.

E abbiamo immaginato un figlio esemplare di una civiltà come la nostra, caduta da antiche glorie e fasti annunciati, una civiltà di tiranni camuffati da eroi: Oreste, ci siamo chiesti, se proprio lui piombasse qui, quale trono potrebbe chiedere? di quale paese, in una civiltà di manichini?... o forse di chi è stato trasformato in manichino perché figlio del potere, che, dal momento in cui diviene tale, perde la propria carica rivoluzionaria e s'immobilizza. La trilogia dell'Orestea ci ha tanto appassionato: e se fossimo il figlio che è tornato e, trovando lo scempio che è stato fatto del genitore, ha versato altro sangue del proprio sangue? Quale spada fiammante impugnare? Quali alleanze scegliere in un mondo fatto di plastica?
Ma il novello Oreste, da sempre esule, non risponde all'appello: al suo posto una sedia vuota sul banco degli imputati e sugli scranni della pubblica accusa si ergono tragiche figure venute dal passato, manichini anche loro di una civiltà che ha ucciso il proprio re per rispondere ai bassi desideri e peccati della carne e vi ha sostituito tristi fantocci. Così trasformate le Eumenidi fanno paura solo a se stesse, tristi furie della trilogia del castigo che prevede l'attestazione della colpa, la scelta del castigo e l'attuazione di questo.
Il numero magico, il tre psicotragico della letteratura di tutti i tempi ritorna incessantemente, schema interno ed esterno di tutto il lavoro drammaturgico.

La trilogia dell'Orestea funge da fil rouge di sviluppo drammaturgico del personaggio, ma la vicenda traspare fedele al testo eschileo solo per l'ultima parte, Le Eumenidi, il processo ad Oreste, il grande assente. Ma la realtà ci offre il migliore spunto per la 'verità più vera del vero': la perdita dei valori e dei punti di riferimento è una realtà della società moderna. Ed equivale senza dubbio alla perdita di chi non si può lasciar andare, come un fratello, come un genitore.

Tale perdita porta dietro sé il rancore che si ha per chi ci abbandona, anche se a ragione, anche se necessitato: il genitore abbandona la casa perché non ne può più; il figlio lascia la madre per vivere da solo ... insieme all'amore sublime che tale distacco sviluppa, vi è il risentimento, l'odio, perché l'abbandono è, emotivamente, un lutto a tutti gli effetti. Dopo vittima e carnefice, amore e morte è l'altro eterno binomio che accompagna i grandi personaggi della storia e della letteratura, per noi luogo fertile dove andare a raccogliere idee e sensazioni ancestrali. Oreste ed Edipo si legano in questo quadrinomio fatto di sangue e fatalità. Edipo è divenuto per noi simbolo dell'eterno fluire del sangue: egli è inizio e fine di tutte le stirpi, avendo inseminato la madre cha lo generò, avendo stroncato il passato e diseredato il futuro.
Egli è per eccellenza vittima e carnefice di se stesso: la sua colpa è al di là di lui, ancestrale, necessitata, terribile e inconscia. Edipo promulga un editto contro l'uccisore del vecchio re: se stesso.

DOVE MI PORTA LA MIA MISERIA?
Dove si spende il mio grido nell'aria? (Edipo, Sofocle)

di: A. Spernanzoni & Officina Manicomics
con: Officina Manicomics
Prodotto da: Manicomics teatro
Durata: 70 min.


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PFM#1 /2002

Il progetto PFM#1 (Performance#1) nasce dall'input du un amico che ci ha chiesto di preparare una piece teatrale un poco ... particolare per l'inaugurazione della discoteca SO DELICIOUS in MILANO. Pecore vere e pecore ... attori all'entrata, tutti chiusi in gabbie a similitudine della massificazione. "Pecore" da ogni parte all'interno. Provocativa e divertente ... da fare una volta, al massimo del piacere.

di: R. Tarquini & Officina Manicomics
con: Officina Manicomics
Prodotto da: Manicomics teatro
Durata: 30/90 min.


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PRINCIPESSE E PRINCìPI OPELPIANI /2001

"Principesse e princìpi Oplepiani" è una provocatoria e "acrobatica" messa in scena di un testo teatrale ricavato attraverso un procedimento semi-automatico e regolato da precise regole di produzione. La provocatorietà, per il teatrante, risiede nel rendere "giustizia" al senso della scrittura che, apparentemente , appare senza cuore e senza fiamma artistico/creativa o ispirazione. Ma eccezionalmente "regolata".
Ci siamo appoggiati, per implementare la messa in scena, ai pochi indizi dati dall'autore circa la stesura del testo stesso e del procedimento analitico di selezione del plot e delle battute. Ma soprattutto ci interessava esplorare, per verificarne la veridicità e la possibilità d'uso teatrale, alcuni assunti che stanno alla base di tale scrittura:
l'elaborazione di strutture dotate di carattere potenziale rispetto alla creazione artistica; l'utilizzo di attività superflue per l'elaborazione di strutture dotate di carattere potenziale; la possibilità di produzione di finzioni artistiche di ogni genere e specie; il far prevalere l'attenzione alla struttura rispetto all'attenzione all'esecuzione; la scelta dell'implosione del "non dire" regolata da restrizioni precise rispetto al visceralismo informale del "dire" esploso.

Testo di: Ruggero Campagnoli(*)
Messa in scena di: R.Tarquini
con: Officina Manicomics

(*) Ruggero Campagnoli, oltre ad essere autore dell'opera è
membro di OPELPO (OPificio di ELaborazione
POtenziale)

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LA NAVE DEI FOLLI /2000

"La nave dei folli" è un bastimento carico di soldati di ventura si muove.
E' la parata di un piccolo esercito costituito da cavalieri erranti corazzati con originali e stravaganti armature fatte da pentole, tegami, coperchi e ammennicoli vari .
Alcuni cavalieri si muovono su una "nave-carrello " con albero maestro, vela e timone , altri avanzano a piedi facendosi spazio tra la gente divulgando il messaggio, tra loro ne svetta uno alto quasi tre metri è bellissimo ma non è il capo; la loro guida è un santone che sparge incensi e profumi, oltre a stravaganti benedizioni.
Altri cavalieri donano invece dolcezze , poesie , bolle di sapone e vin brulè, se la temperatura è rigida, o tè ghiacciato in caso di caldo torrido.
Si fermano per una pausa e circondati da tanti, tantissimi curiosi inscenano una dimostrazione commerciale, ma i loro prodotti sono alquanto originali, i soldati-buffoni mettono all'asta il tempo, la musica, vendono istruzioni per vivere oppure punti fermi , responsabilità e pace.

creato da: P.Pisi
produzione: Manicomics Teatro
con: Officina Manicomics

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TROUPE /????
Una sgangherata, ma non troppo, troupe cinematografica dotata di microfoni a spugna, camere, truccatore, attori, regista, gira per gli spazi prescelti, animandoli. La troupe deve girare alcune scene del suo ultimo film; interni ed esterni. Coinvolge il pubblico in mancanza di attori, gira scene di massa, risse nei bar, passaggi di microfilms in luoghi pubblici e quant'altro si voglia. Presentabile in qualsiasi spazio, dalla strada al locale, dal bar al ristorante, la Troupe coinvolge e stupisce.

A strange "Cinema Troupe" with big microphones, videocamera, make-up artists, actors, director and so on gone round in the streets, bar, restaurant to m ake a film; inners and outers scenes. The audience is involved as actors or extra artist. The performance can be played whatever you want adapting themes and characters

di: M. Mozzani R. Tarquini P. Pisi
con: Officina Manicomics
Prodotto da: Manicomics teatro
Durata: 30/90 min.

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